Sarah Bernhardt
Alfons Mucha — 1893
Collezione: The Art Institute of Chicago · CC0 · Immagine originale
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Sarah Bernhardt
Alfons Mucha — 1893
Collezione: The Art Institute of Chicago · CC0 · Immagine originale
Alfons Mucha — @mucha
Mostra Xibit360 · Curated by Xibit360
Alphonse Mucha trasformò il manifesto stradale in un oggetto del desiderio. Questa sala lo segue da Sarah Bernhardt — l'attrice stessa, e Gismonda (1894), il manifesto che gli diede la fama — attraverso i manifesti teatrali, le pubblicità e i pannelli decorativi della fine degli anni 1890 — JOB, Bières de la Meuse, Monaco · Monte-Carlo — fino ai piatti del suo libro di modelli Documents décoratifs. Dalle collezioni ad accesso aperto dell'Art Institute of Chicago e del Cleveland Museum of Art, con manifesti dal Museo delle Arti Decorative di Praga, dalla Bibliothèque nationale de France, dal Musée Carnavalet e dalla National Gallery of Art tramite Wikimedia Commons; ogni immagine è nel pubblico dominio.
Alfons Mucha — 1893
Collezione: The Art Institute of Chicago · CC0 · Immagine originale
Sarah Bernhardt
Alfons Mucha — 1893
Collezione: The Art Institute of Chicago · CC0 · Immagine originale
Alfons Mucha — 1894
Collezione: Museum of Decorative Arts in Prague (via Wikimedia Commons) · Public Domain · Immagine originale
Gismonda (Sarah Bernhardt)
Alfons Mucha — 1894
Collezione: Museum of Decorative Arts in Prague (via Wikimedia Commons) · Public Domain · Immagine originale
Alfons Mucha — 1896
Collezione: The Cleveland Museum of Art · CC0 · Immagine originale
Lorenzaccio
Alfons Mucha — 1896
Collezione: The Cleveland Museum of Art · CC0 · Immagine originale
Alfons Mucha — 1896
Collezione: The Art Institute of Chicago · CC0 · Immagine originale
Zodiaco ("La Plume")
Alfons Mucha — 1896
Collezione: The Art Institute of Chicago · CC0 · Immagine originale
Alfons Mucha — 1896
Collezione: Bibliothèque nationale de France (via Wikimedia Commons) · Public Domain · Immagine originale
JOB
Alfons Mucha — 1896
Collezione: Bibliothèque nationale de France (via Wikimedia Commons) · Public Domain · Immagine originale
Alfons Mucha — 1896
Collezione: Musée Carnavalet, Paris (via Wikimedia Commons) · CC0 · Immagine originale
La signora delle camelie (Sarah Bernhardt)
Alfons Mucha — 1896
Collezione: Musée Carnavalet, Paris (via Wikimedia Commons) · CC0 · Immagine originale
Alfons Mucha — 1896
Collezione: National Gallery of Art, Washington (via Wikimedia Commons) · CC0 · Immagine originale
Biscotti Lefèvre-Utile
Alfons Mucha — 1896
Collezione: National Gallery of Art, Washington (via Wikimedia Commons) · CC0 · Immagine originale
Alfons Mucha — 1897
Collezione: The Cleveland Museum of Art · CC0 · Immagine originale
Ilsee, Principessa di Tripoli
Alfons Mucha — 1897
Collezione: The Cleveland Museum of Art · CC0 · Immagine originale
Alfons Mucha — 1897
Collezione: The Art Institute of Chicago · CC0 · Immagine originale
Le Stagioni
Alfons Mucha — 1897
Collezione: The Art Institute of Chicago · CC0 · Immagine originale
Alfons Mucha — 1897
Collezione: The Art Institute of Chicago · CC0 · Immagine originale
La Samaritana
Alfons Mucha — 1897
Collezione: The Art Institute of Chicago · CC0 · Immagine originale
Alfons Mucha — 1897
Collezione: Musée Carnavalet, Paris (via Wikimedia Commons) · CC0 · Immagine originale
Birre della Mosa
Alfons Mucha — 1897
Collezione: Musée Carnavalet, Paris (via Wikimedia Commons) · CC0 · Immagine originale
Alfons Mucha — 1897
Collezione: Bibliothèque nationale de France (via Wikimedia Commons) · Public Domain · Immagine originale
Monaco · Monte-Carlo
Alfons Mucha — 1897
Collezione: Bibliothèque nationale de France (via Wikimedia Commons) · Public Domain · Immagine originale
Alfons Mucha — 1901
Collezione: The Cleveland Museum of Art · CC0 · Immagine originale
Documents Décoratifs: Papaveri Orientali
Alfons Mucha — 1901
Collezione: The Cleveland Museum of Art · CC0 · Immagine originale
Alfons Mucha — 1901
Collezione: The Cleveland Museum of Art · CC0 · Immagine originale
Documents décoratifs: Piselli odorosi
Alfons Mucha — 1901
Collezione: The Cleveland Museum of Art · CC0 · Immagine originale
Alfons Mucha — 1901
Collezione: The Cleveland Museum of Art · CC0 · Immagine originale
Documents Decorativi: Tavola 38
Alfons Mucha — 1901
Collezione: The Cleveland Museum of Art · CC0 · Immagine originale
Una mostra realizzata da Xibit360 con opere di pubblico dominio. Non è affiliata all’artista né alle collezioni citate.
Crediti
Collezione: The Art Institute of Chicago · CC0 · Immagine originale
Collezione: Museum of Decorative Arts in Prague (via Wikimedia Commons) · Public Domain · Immagine originale
Collezione: The Cleveland Museum of Art · CC0 · Immagine originale
Collezione: The Art Institute of Chicago · CC0 · Immagine originale
Collezione: Bibliothèque nationale de France (via Wikimedia Commons) · Public Domain · Immagine originale
Collezione: Musée Carnavalet, Paris (via Wikimedia Commons) · CC0 · Immagine originale
Collezione: National Gallery of Art, Washington (via Wikimedia Commons) · CC0 · Immagine originale
Collezione: The Cleveland Museum of Art · CC0 · Immagine originale
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Collezione: Musée Carnavalet, Paris (via Wikimedia Commons) · CC0 · Immagine originale
Collezione: Bibliothèque nationale de France (via Wikimedia Commons) · Public Domain · Immagine originale
Collezione: The Cleveland Museum of Art · CC0 · Immagine originale
Collezione: The Cleveland Museum of Art · CC0 · Immagine originale
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Alfons Mucha (1860–1939) fu un pittore e designer ceco le cui locandine divennero l'emblema dell'Art Nouveau a Parigi. La sua svolta arrivò il giorno di Capodanno nel 1895, quando il suo poster per Sarah Bernhardt in Gismonda apparve nelle strade di Parigi; lei lo firmò per un contratto di sei anni, e le sue lunghe figure decorative di donne incorniciate da fiori, aureole e capelli fluenti — lo "stile Mucha" — vendettero presto di tutto, dai cartine per sigarette allo champagne. Successivamente tornò in Boemia e si dedicò a L'epopea slava, venti tele monumentali sulla storia dei popoli slavi.
Ritratto: George R. Lawrence Co., Chicago, c. 1906 · Library of Congress · Pubblico dominio, via Wikimedia Commons